Le fotografie di Dino Pedriali ci mettono di fronte all'ultimo tempo di Pasolini, in un testamento del corpo celebrato nella casa di Chia, la torre acquistata da Pasolini come sua ultima dimora fuori dal mondo, in un teatro della vita.
E estremamente significativo che, negli ultimi giorni di vita, Pasolini, insieme alla meditazione sulle ''Confessioni'' di Sant' Agostino (che legge nell'edizione dei Millenni Einaudi), ritorni a pensare al maestro degli anni universitari, Roberto Longhi, che, attraverso l'incoraggiamento di Francesco Arcangeli, lo aveva folgorato con le sue lezioni sull'arte italiana, in particolare su Masaccio e Caravaggio, pilastri della sua poetica neorealista.
Pasolini si era misurato anche con la pittura e, in quei giorni di ottobre del 1975, nella torre di Chia, aveva ripreso a disegnare il volto del maestro attraverso una celebre fotografia ripetutamente tradotta a china su grandi fogli bianchi. Il pensiero rivolto a Longhi è l'estrema testimonianza di una costante rimeditazione sull'arte figurativa cui, nei suoi film, era tornato, con compiaciute citazioni da Giotto a Pontormo.

