Henri Rousseau, La charmeuse de serpents

«Nell’ Arte magica André Breton scrive: “la comunicazione che si stabilisce tra questi quadri e noi è di un carattere così improvviso e avvolgente, si manifesta con una tale efficacia ed elude con tanto successo ogni tentativo di attribuirla a mezzi conosciuti, che non possiamo non pensare che in essa agisca direttamente la ‘casualità magica’...La ‘semplicità’ di Rousseau, che lo proteggeva dai divieti sui quali noi siamo di solito chiamati a modellarci, lo aveva restituito a quello stato primitivo di ‘figlio del sole’ che Rimbaud e Lautreamont avevano potuto sperare di trovare solo a prezzo di una rivolta integrale”. Stato primitivo nella natura come alternativa alla rivolta integrale (sempre dolorosa)»

(Vittorio Sgarbi)

«Rousseau sembrava il prototipo del ‘primitivo moderno’, che assommava nella propria opera una quantità di loro obbiettivi: una figurazione ‘primitiva’, appunto, fantastica e popolaresca; una vena di esotismo; l’accostamento libero di elementi ‘incongrui’ (come il divano e la foresta del Sogno) ; un uso innaturale dei colori con risultati – secondo Kandinskij – di un realismo così realista da diventare astratto, del tutto complementare al suo astrattismo ‘spiritualista’; l’indifferenza – infine – a corrette relazioni prospettiche tra cose e figure, rappresentate in atmosfere sospese che sarebbero piaciute anche a De Chirico e ai surrealisti (il cui ‘papa’, André Breton, arrivò a immaginarsi Il sogno portato in processione per le strade di Parigi come una Madonna di Cimabue)»

(Antonello Negri)

 

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