Pier Paolo Pasolini

Le fotografie di Dino Pe­driali ci mettono di fronte all'ultimo tempo di Pasolini, in un testamento del corpo celebrato nella casa di Chia, la torre acquistata da Paso­lini come sua ultima dimora fuori dal mondo, in un teatro della vita.

E estremamente significativo che, negli ultimi giorni di vita, Pasolini, insieme alla meditazione sulle ''Confes­sioni'' di Sant' Agostino (che legge nell'edizione dei Mil­lenni Einaudi), ritorni a pensare al maestro degli anni universitari, Roberto Longhi, che, attraverso l'incoraggiamento di Francesco Arcan­geli, lo aveva folgorato con le sue lezioni sull'arte italiana, in particolare su Masaccio e Caravaggio, pilastri della sua poetica neorealista.

Pasolini si era misurato anche con la pittura e, in quei giorni di ottobre del 1975, nella torre di Chia, aveva ri­preso a disegnare il volto del maestro attraverso una celebre fotografia ripetutamente tradotta a china su grandi fo­gli bianchi. Il pensiero rivolto a Longhi è l'estrema testimonianza di una costante rimeditazione sull'arte figurativa cui, nei suoi film, era tornato, con compiaciute citazioni da Giotto a Pontormo.